Le moderne procedure chirurgiche stanno facendosi sempre più strada nei confronti dei classici interventi cosiddetti ” a cielo aperto”.

Tra questi vi sono anche interventi per il trattamento delle ernie discali, nei quali i chirurghi lavorano attraverso una minuscola apertura (1cm al massimo), servendosi di strumenti ed apparecchiature tecnicamente sempre più perfezionati.

La tecnica di foraminoscopia e discectomia endoscopica transforaminale (TESSYS) consente di intervenire sul conflitto tra disco erniato e radice nervosa senza più ricorrere al bisturi.

Questa procedura offre ai pazienti numerosi vantaggi:

* l’incisione cutanea (E QUINDI LA CICATRICE) E’ lunga non più di 1 centimetro.

* i tessuti intorno alla colonna vertebrale non vengono lesi dall’intervento.

Il rischio di infezione è notevolmente ridotto e il processo di guarigione in genere decorre con meno complicazioni rispetto a quanto accade con i metodi chirurgici aperti.

È raro che nel decorso post-operatorio insorgano dolori alla ferita e ai muscoli.

* L’intervento dura circa 45 minuti e viene condotto in anestesia SPINALE con una leggera sedazione.

Questo permette ai pazienti di alzarsi già poche ore dopo l’intervento e di anticipare quindi le dimissioni dall’ospedale.

Questo sistema chirurgico sfrutta una via d’accesso laterale passando attraverso il forame di coniugazione, sfruttando cioè una via d’accesso quasi naturale.

COME VIENE ESEGUITA LA PROCEDURA?

Durante l’intervento il paziente è in posizione prona o sul fianco

COME SARÀ IL POST-OPERATORIO?

Il periodo post-operatorio è analogo a quello delle altre tecniche intradiscali già descritte. Quindi molto meno complesso di quello delle tradizionali tecniche a cielo aperto.

Esistono diversi studi che dimostrano come questa nuova tecnica consenta di ottenere un più rapido recupero funzionale, accelerando il processo di guarigione di diverse settimane, se non mesi, rispetto alle tradizionali tecniche “a cielo aperto”.

Il sistema TESSYS è stato sviluppato negli ultimi 5 anni in Germania. Nel mese di aprile 2008 i centri utilizzatori di questa tecnica in Germania erano già 30, nel mondo più di 70. Gli studi dei primi utilizzatori mostrano un tasso di successo del 93%.

Questo intervento ovviamente non deve essere inteso come miracoloso.

Deve piuttosto essere inserito all’interno di un percorso diagnostico terapeutico complesso, che prevede anche l’utilizzo di una tecnica endoscopica per verificare visivamente la reale entità della compressione radicolare da parte dell’ernia.

Se necessario e possibile, il tessuto erniario verrà quindi rimosso durante la stessa procedura.

Non dimentichiamoci che, molto spesso, una risonanza magnetica mostra ernie discali, anche voluminose, in pazienti del tutto asintomatici.

La mera rimozione dell’ernia non garantisce, quindi, il risultato. È più corretto invece informare il paziente che si eseguirà prima una attenta osservazione delle condizioni della radice nervosa e, se ritenuto necessario, si procederà ad eseguire, durante la procedura, l’asportazione del tessuto erniario sufficiente a liberare il nervo dalla compressione.

Al fine di ridurre il rischio di recidive di ernia è fondamentale poi rieducare il nostro organismo ad una corretta postura e all’esecuzione delle normali attività della vita quotidiana in modo da non caricare eccessivo peso sulla colonna vertebrale.

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